La visita per la blefaroplastica ha un ruolo centrale nel successo dell'intervento, perchè molte delle…

Occhi infossati: quando riempire (o togliere) non è la soluzione
Gli occhi infossati possono cambiare in modo significativo l’aspetto dello sguardo e del viso, facendolo sembrare anche più stanco e invecchiato.
A volte compaiono lentamente, tanto che è difficile dire quando sia successo. Altre volte sembrano diventare improvvisamente evidenti.
Ma, in ogni caso, quando si cerca una soluzione estetica per gli occhi infossati, la prima domanda da porsi è: perché lo sono diventati?
Perché la risposta può cambiare completamente il trattamento.
Dr. Christophe Buratto, Chirurgo Plastico
Occhi infossati: di cosa si tratta?
Per “occhi infossati” si intende uno sguardo nel quale il bulbo oculare e la palpebra mobile sembrano trovarsi più in profondità rispetto alla palpebra fissa e all’osso orbitale.
Molto spesso, però, ciò che percepiamo come un occhio “scavato” non dipende dalla posizione dell’occhio in sé. È il rapporto tra occhio, palpebra, sopracciglio, margine orbitario e tessuti circostanti ad essere cambiato.
Uno dei segni più caratteristici è l’accentuazione del solco della palpebra superiore: quella zona che si trova tra la palpebra mobile e il margine superiore dell’orbita. Se perde volume, il profilo osseo diventa più evidente e lo sguardo può assumere un aspetto più scavato.
Gli occhi infossati vengono spesso associati a un’aria stanca. Infatti, la luce incontra una superficie meno uniforme e crea zone d’ombra più marcate che invecchiano o rendono lo sguardo più duro o affaticato.
Non tutti gli occhi infossati sono uguali
È questo il punto che considero più importante: dire occhi infossati non significa aver formulato una diagnosi, ma, semplicemente, aver descritto ciò che vediamo.
Due persone possono presentarsi in visita lamentando esattamente lo stesso problema e avere situazioni anatomiche differenti. Una può avere perso volume nella palpebra superiore. Un’altra può avere un’anatomia costituzionalmente scavata. Un’altra ancora può presentare contemporaneamente eccesso cutaneo, una diversa posizione del sopracciglio e perdita di volume.
E in alcuni casi l’aspetto scavato può essere la conseguenza di una precedente chirurgia palpebrale troppo sottrattiva.
È per questo che, prima di parlare di trattamento, bisogna capire quale tipo di occhi infossati abbiamo davanti.
Perché gli occhi diventano infossati?
1. L’invecchiamento e la perdita di volume intorno agli occhi
Con il passare degli anni non cambia soltanto la pelle.
Cambiano il grasso perioculare, i tessuti molli, i legamenti e anche le strutture ossee che sostengono la regione orbitale. Una delle conseguenze possibili è la progressiva perdita di pienezza della palpebra superiore e la comparsa di un solco più profondo.
Però, con il passare degli anni il grasso della palpebra superiore non cambia in modo uniforme. Alcune zone possono perdere volume e apparire più scavate, mentre altre rimangono relativamente più piene. Per questo una stessa palpebra può presentare contemporaneamente piccoli eccessi di grasso e zone svuotate. È un dettaglio importante, perché eliminare semplicemente il grasso più evidente potrebbe accentuare gli occhi infossati anziché migliorarne l’aspetto.
2. Una caratteristica anatomica che abbiamo sempre avuto
Non tutti gli occhi infossati sono il risultato dell’invecchiamento.
Alcune persone hanno per costituzione un’orbita più evidente, una palpebra superiore meno piena o un solco superiore profondo già in giovane età.
Questo dettaglio è importante soprattutto quando si decide se intervenire.
Non considero automaticamente un tratto costituzionale un difetto da correggere. Può essere una caratteristica molto elegante e distintiva di uno sguardo. Diventa un problema quando è molto marcato oppure quando la persona percepisce che quel tratto è cambiato significativamente nel tempo.
3. Il dimagrimento può rendere gli occhi più scavati
Dopo una perdita importante di peso, il cambiamento del volto può essere evidente anche intorno agli occhi.
Non necessariamente perché il dimagrimento abbia “spostato” l’occhio, naturalmente, ma perché la riduzione dei volumi del volto può rendere più visibili il margine orbitario, il solco superiore e quello inferiore.
Questo fenomeno può essere ancora più evidente dopo i 50 anni, quando alla riduzione del tessuto adiposo si sommano modificazioni dei tessuti già legate all’età.
In questi casi, concentrarsi soltanto sulla palpebra può essere un errore. Bisogna osservare l’intera regione perioculare e il suo rapporto con tempia, sopracciglio e zigomo.
4. Occhi infossati dopo una blefaroplastica
Esiste poi una causa particolarmente importante: una precedente blefaroplastica nella quale sia stato rimosso troppo tessuto adiposo.
Storicamente la blefaroplastica era concepita soprattutto come chirurgia “sottrattiva”: pelle in eccesso, grasso in eccesso, quindi si toglie.
Oggi sappiamo che il ragionamento deve essere più raffinato. Una rimozione eccessiva di grasso può contribuire a creare o accentuare un aspetto scheletrizzato della regione perioculare. Proprio per questo, le tecniche contemporanee pongono maggiore attenzione alla conservazione, al riposizionamento e, quando indicato, al ripristino del volume.
È un’evoluzione importante nel modo di pensare la blefaroplastica.
Occhi infossati: quali sono le possibili soluzioni?
Non esiste un unico trattamento per gli occhi infossati, proprio perché non esiste un’unica causa.
La scelta dipende dall’anatomia, dall’età, dall’entità dello svuotamento, dalla presenza di cute in eccesso, da eventuali interventi precedenti e dal risultato che si vuole ottenere.
A volte la soluzione è chirurgica. A volte può essere medico-estetica. In alcuni casi le due strategie possono essere integrate.
E qualche volta la decisione migliore è intervenire molto poco.
Blefaroplastica conservativa: quando il problema è anche la pelle in eccesso
Può sembrare paradossale parlare di blefaroplastica quando stiamo descrivendo occhi infossati.
In realtà, in alcuni pazienti convivono due condizioni apparentemente opposte: eccesso di pelle e perdita di volume.
La palpebra può quindi apparire contemporaneamente appesantita in alcuni punti e scavata in altri.
In questi casi la blefaroplastica può essere indicata, ma deve essere pianificata tenendo conto dei volumi presenti. Il principio non è semplicemente “togliere meno”: è decidere con precisione cosa eliminare, cosa conservare e, eventualmente, cosa riposizionare.
Riposizionare il grasso invece di eliminarlo
In alcuni occhi infossati il problema non è una mancanza assoluta di grasso, ma la sua distribuzione.
Può esserci, per esempio, una zona relativamente prominente vicino alla parte interna della palpebra e una zona centrale più vuota. Studi recenti descrivono tecniche nelle quali parte del tessuto adiposo viene conservato e redistribuito verso le aree deficitarie anziché semplicemente eliminato.
È un cambiamento concettuale importante.
Il grasso che un tempo sarebbe stato considerato soltanto qualcosa “da togliere” può, in pazienti selezionati, diventare una risorsa per rendere più uniforme il passaggio tra palpebra e orbita.
Naturalmente non è una tecnica indicata per tutti.
Lipofilling per gli occhi infossati
Quando manca realmente volume, una delle possibilità chirurgiche è il lipofilling, cioè l’utilizzo di tessuto adiposo autologo prelevato da un’altra area del corpo, opportunamente preparato e trasferito nelle zone da correggere.
Nella regione perioculare richiede particolare precisione: la cute è sottile, l’anatomia complessa e differenze minime possono essere visibili.
Il vantaggio è la possibilità di utilizzare un tessuto del paziente per ricreare volume. Il limite è che l’attecchimento del grasso trasferito non è perfettamente prevedibile e possono essere necessari ritocchi o più tempi di trattamento.
Filler: una soluzione possibile, ma non una soluzione “facile”
Nei casi selezionati, anche il filler all’acido ialuronico può essere utilizzato per correggere alcuni occhi infossati.
Ha alcuni vantaggi: non richiede chirurgia, consente correzioni molto mirate ed è reversibile. La letteratura ne documenta l’impiego sia nella regione superiore sia in quella inferiore dell’area perioculare.
Ma vorrei sottolineare un punto: “non chirurgico” non significa banale.
La regione intorno agli occhi ha un’anatomia vascolare delicata. Edema persistente, irregolarità, effetto Tyndall e complicanze vascolari sono rischi conosciuti; le complicanze vascolari gravi sono rare, ma potenzialmente molto serie.
Per questo considero particolarmente importante competenza anatomica, indicazione corretta e prudenza.
Quando il problema è sotto l’occhio
Finora abbiamo parlato soprattutto della palpebra superiore. Ma gli occhi infossati possono apparire tali anche a causa della regione inferiore.
Un solco lacrimale molto marcato, la perdita di volume della regione infra-orbitale e dello zigomo o una transizione netta tra palpebra e guancia possono creare un’ombra che fa apparire l’intero occhio più profondo.
Anche qui bisogna evitare una lettura troppo semplice.
Il problema può essere il solco, ma può dipendere anche dalla perdita di volume dei compartimenti adiposi profondi della regione malare e dalle modificazioni dei tessuti che sostengono la palpebra inferiore.
Riempire esattamente dove vediamo l’ombra, quindi, non è automaticamente la scelta corretta.
Quando convivono borse e occhi infossati
È una situazione che spesso sorprende i pazienti: “Come posso avere contemporaneamente le borse e gli occhi scavati?”
È possibile perché le due cose non si escludono.
Una parte del grasso orbitario può diventare più prominente mentre altre zone perdono volume. Il risultato è un’alternanza di pieni e vuoti che rende più evidente il confine della palpebra.
In questi casi eliminare semplicemente la “borsa” può accentuare il vuoto adiacente.
Per alcuni pazienti, quindi, l’obiettivo chirurgico può essere redistribuire il volume e rendere più uniforme il passaggio tra palpebra e guancia, invece di perseguire l’idea astratta di una palpebra completamente priva di grasso.
E se gli occhi sono sempre stati infossati?
Qui la risposta merita un po’ di misura.
Se gli occhi infossati sono una caratteristica costituzionale e non creano un reale disagio estetico, non esiste alcun motivo per correggerli.
Se invece sono molto accentuati e la persona desidera modificarli, possiamo valutare se esista un’indicazione ragionevole e quale risultato sia realisticamente ottenibile.
Non cercherei comunque di trasformare completamente l’anatomia di uno sguardo. Un buon risultato, a mio avviso, deve continuare ad appartenere a quel volto.
È una differenza sottile, ma molto concreta: migliorare un’area non significa necessariamente cancellarne tutte le caratteristiche.
Prima di correggere gli occhi infossati bisogna capire cosa manca
Quando valuto degli occhi infossati, non guardo soltanto il punto che il paziente indica allo specchio.
Osservo la palpebra superiore e quella inferiore, il sopracciglio, la profondità del solco superiore, la distribuzione del grasso orbitario, il margine dell’orbita, il solco lacrimale, lo zigomo e il rapporto tra tutte queste strutture.
Valuto anche fotografie precedenti, quando disponibili.
Una fotografia di dieci o quindici anni prima può essere sorprendentemente utile: permette di distinguere ciò che appartiene da sempre a quel volto da ciò che è realmente cambiato.
È da questa differenza che spesso nasce il progetto più sensato.
La soluzione migliore non è necessariamente quella che riempie di più
Quando si parla di occhi infossati, è facile immaginare una soluzione geometrica: c’è un vuoto, quindi bisogna riempirlo.
Il volto, fortunatamente, è più interessante della geometria.
Un occhio naturalmente profondo può essere molto bello. Un lieve solco superiore può dare definizione allo sguardo. Eliminare completamente ogni depressione rischierebbe di produrre una palpebra troppo piena e altrettanto innaturale di una palpebra eccessivamente svuotata.
Per questo, nella regione perioculare, preferisco ragionare in termini di proporzioni e continuità dei profili.
Non dobbiamo ottenere il massimo volume possibile.
Dobbiamo capire quanto ne serve, dove serve e — dettaglio altrettanto importante — dove non serve.
Occhi infossati: togliere, conservare o restituire volume?
Per molti anni la chirurgia estetica delle palpebre è stata raccontata soprattutto attraverso verbi sottrattivi: togliere pelle, eliminare le borse, rimuovere il grasso.
Oggi la conoscenza dell’invecchiamento perioculare ci permette un ragionamento più completo.
In alcuni pazienti bisogna effettivamente togliere. In altri bisogna soprattutto conservare. In altri ancora può essere opportuno redistribuire o restituire volume. E spesso queste azioni devono convivere nello stesso progetto.
È questo il motivo per cui non credo molto nella “blefaroplastica standard”.
La tecnica deve adattarsi all’occhio. Non dovrebbe essere l’occhio ad adattarsi alla tecnica.
Conclusioni
Gli occhi infossati possono dipendere dall’invecchiamento, dall’anatomia costituzionale, dalla perdita di volume del volto o, in alcuni casi, dagli esiti di una precedente blefaroplastica troppo aggressiva.
La differenza non è accademica. Determina il trattamento.
Blefaroplastica conservativa, redistribuzione del grasso, lipofilling e filler possono essere strumenti utili, ma non sono alternative intercambiabili. Ognuno risponde a problemi diversi e presenta possibilità e limiti diversi.
Per questo, la prima visita serve a capire che cosa ha reso quello sguardo diverso da come era — o da come la persona vorrebbe vederlo.
Solo dopo ha senso parlare di tecnica.
E qualche volta la parte più importante di una buona chirurgia consiste proprio nel sapere cosa non togliere.
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