Ci pensi da tempo e, magari, hai anche già raccolto diverse informazioni: foto prima-dopo, come…

Blefaroplastica e ematoma retro-bulbare
Quanto è alto il rischio di ematoma retro-bulbare dopo una blefaroplastica?
I pazienti che vogliono sottoporsi alla blefaroplastica hanno spesso molte domande ed alcuni timori, non solo riguardo al risultato estetico, ma anche in relazione alle possibili complicanze.
In realtà, il rischio di ematoma retro-bulbare è una complicanza estremamente rara della blefaroplastica, ma va comunque conosciuta, per capire come evitare il rischio, evitando sia di spaventare inutilmente che di rassicurare superficialmente.
Dr. Christophe Buratto, Chirurgo Plastico
Cos’è l’ematoma retro-bulbare nella blefaroplastica?
Partiamo dall’anatomia: il bulbo oculare è contenuto all’interno dell’orbita, una cavità ossea che comprende l’occhio, i muscoli che ne consentono i movimenti, il nervo ottico, vasi sanguigni, grasso orbitario e altre strutture fondamentali per la funzione visiva.
Un ematoma retro-bulbare si verifica quando un sanguinamento si raccoglie all’interno dell’orbita, dietro o attorno al bulbo oculare.
Il problema non è quindi semplicemente la presenza di un livido, come quelli che normalmente possono comparire sulle palpebre dopo una blefaroplastica.
La differenza è sostanziale.
Non è il normale ematoma dopo una blefaroplastica
Dopo una blefaroplastica è abbastanza normale osservare edema, ecchimosi e una colorazione bluastra o violacea intorno agli occhi.
Sono conseguenze previste dell’intervento e generalmente si riducono progressivamente durante i giorni successivi.
Invece, nell’ematoma retro-bulbare il sangue si accumula in uno spazio profondo e relativamente poco espandibile: l’orbita.
Se il sanguinamento è importante, l’aumento della pressione può comprimere le strutture contenute al suo interno.
Ed è proprio qui che nasce il problema.
Perché l’ematoma retro-bulbare può essere pericoloso?
Quando la pressione all’interno dell’orbita aumenta rapidamente, può ridursi l’apporto di sangue alla retina e al nervo ottico.
In altre parole, il problema non è tanto l’ematoma in sé quanto ciò che l’ematoma retro-bulbare può provocare comprimendo strutture estremamente delicate.
Nei casi più gravi può determinarsi una compromissione della funzione visiva che, se non viene trattata tempestivamente, può diventare permanente.
È quindi una possibilità estremamente rara, ma potenzialmente molto seria.
Quali sono le cause dell’ematoma retro-bulbare?
Durante una blefaroplastica si interviene su tessuti riccamente vascolarizzati.
Un sanguinamento può quindi verificarsi durante l’intervento oppure nelle ore successive.
Nella blefaroplastica inferiore, inoltre, il chirurgo rimuove e/o riposiziona il grasso orbitario per eliminare le borse sotto agli occhi e questa manipolazione, se non è eseguita correttamente, può associarsi ad un sanguinamento di vasi profondi.
È uno dei motivi per cui un chirurgo esperto e specializzato sa che la gestione dei tessuti deve essere estremamente precisa e delicata. “Togliere il più possibile” non è una buona regola nella blefaroplastica moderna.
Il sanguinamento può comparire anche dopo l’intervento
Un aspetto particolarmente importante dell’ematoma retro-bulbare è che non necessariamente compare mentre il paziente si trova in sala operatoria, ma può svilupparsi anche successivamente.
La maggior parte degli episodi descritti dopo chirurgia palpebrale si verifica nelle prime ore e il rischio diminuisce significativamente dopo le prime 24 ore, anche se sono descritti casi più tardivi.
Questo spiega perché la sicurezza di una blefaroplastica non termina con l’ultimo punto di sutura.
Il controllo postoperatorio e le istruzioni date al paziente fanno parte dell’intervento tanto quanto la tecnica chirurgica.
Quali fattori possono aumentare il rischio di ematoma retro-bulbare?
Esistono condizioni che possono favorire un sanguinamento.
Tra quelle riportate in letteratura troviamo l’ipertensione arteriosa e l’assunzione di farmaci che interferiscono con la coagulazione, come alcuni antiaggreganti e anticoagulanti.
Anche aumenti improvvisi della pressione venosa possono avere un ruolo.
Vomito importante, tosse intensa, sforzi fisici e attività eccessiva immediatamente dopo l’intervento sono stati associati a episodi di emorragia orbitale postoperatoria.
Non significa naturalmente che una persona che tossisce dopo una blefaroplastica svilupperà un ematoma retro-bulbare.
Significa che il postoperatorio deve essere gestito con criterio, seguendo indicazioni precise.
Come ci si accorge di un ematoma retro-bulbare?
Solo il chirurgo può diagnosticare un ematoma retro-bulbare, ma il paziente deve conoscere i segnali che richiedono un contatto immediato con il chirurgo.
Tra questi possono esserci dolore o senso di pressione importante e crescente, un gonfiore improvviso e particolarmente marcato, protrusione del bulbo oculare, difficoltà nei movimenti dell’occhio e alterazioni della vista.
Non tutti questi sintomi devono necessariamente essere presenti contemporaneamente.
La vista è il segnale da non ignorare
Dopo una blefaroplastica la zona degli occhi è gonfia e può essere normale avere temporaneamente una visione meno confortevole, per esempio a causa dell’edema, delle pomate oftalmiche o della lacrimazione.
Una vera riduzione della capacità visiva, soprattutto se improvvisa o associata a dolore e pressione orbitale, è invece un segnale che richiede una valutazione immediata.
Con l’ematoma retro-bulbare, infatti, il fattore tempo è essenziale.
Questo è uno dei motivi per cui considero fondamentale che il paziente sappia esattamente chi contattare nel postoperatorio e quali sintomi segnalare senza aspettare.
Come si cura l’ematoma retro-bulbare?
Quando un ematoma retro-bulbare determina una compressione orbitale che mette a rischio la funzione visiva, siamo di fronte a un’emergenza chirurgica.
La priorità è ridurre rapidamente la pressione all’interno dell’orbita e ristabilire condizioni adeguate per la perfusione delle strutture oculari.
Il trattamento dipende naturalmente dal quadro clinico, dalla pressione intraoculare, dalla funzione visiva e dalla causa del sanguinamento.
La decompressione deve essere tempestiva
Quando necessario, il trattamento può prevedere l’apertura della ferita chirurgica, l’evacuazione dell’ematoma e il controllo dell’eventuale vaso sanguinante.
In presenza di una sindrome compartimentale orbitale può rendersi necessaria una decompressione urgente attraverso procedure quali cantotomia laterale e cantolisi.
Possono inoltre essere utilizzati farmaci per contribuire a ridurre la pressione intraoculare, secondo la situazione clinica.
Ma il concetto da ricordare è soprattutto uno: in un ematoma retro-bulbare che minaccia la vista, la rapidità del trattamento conta.
Infatti, il nervo ottico e la retina tollerano male una riduzione prolungata dell’apporto sanguigno.
Come si evita l’ematoma retro-bulbare?
Non esiste una procedura capace di azzerare matematicamente il rischio di ematoma retro-bulbare.
Sicurezza non significa poter promettere che una complicanza non accadrà mai.
In medicina una promessa del genere non sarebbe seria.
Significa ridurne al minimo la probabilità e avere competenze, organizzazione e strumenti per riconoscerla e intervenire se dovesse verificarsi.
Per minimizzare le probabilità di comparsa dell’ematoma retro-bulbare, occorre una serie di attenzioni:
Prima dell’intervento
E la prima comincia prima di entrare in sala operatoria.
Una blefaroplastica correttamente programmata parte da un’anamnesi completa: patologie, pressione arteriosa, precedenti interventi, problemi oculari, farmaci e integratori assunti dal paziente devono essere conosciuti dal chirurgo.
Alcune sostanze possono interferire con la coagulazione e aumentare il rischio emorragico.
Eventuali modifiche della terapia devono però essere decise dal medico: mai sospendere autonomamente un farmaco prescritto.
La prevenzione continua in sala operatoria
Durante l’intervento sono fondamentali la delicatezza della dissezione e un controllo accurato dell’emostasi, cioè dei piccoli sanguinamenti.
Soprattutto nella blefaroplastica inferiore, la manipolazione dei tessuti profondi e del grasso orbitario richiede una conoscenza anatomica molto precisa ed una manualità allenata che si acquisisce solo con un’ampia casistica specifica.
Infatti, la blefaroplastica può sembrare un intervento piccolo perché le incisioni sono corte; ma le dimensioni dell’incisione non misurano la complessità anatomica della regione sulla quale si interviene.
Quando operiamo intorno agli occhi lavoriamo a pochi millimetri da strutture responsabili della funzione visiva.
È una considerazione semplice, ma cambia completamente la prospettiva.
E continua nelle ore successive
La prevenzione dell’ematoma retro-bulbare prosegue anche dopo l’intervento.
Al paziente vengono date indicazioni precise su riposo, posizione durante il sonno, attività da evitare e comportamenti da adottare nei primi giorni.
È importante evitare sforzi fisici precoci e tutto ciò che può determinare bruschi aumenti della pressione.
Anche nausea e vomito postoperatori meritano attenzione e, nei pazienti predisposti, possono essere opportunamente prevenuti o trattati.
Controlli regolari dopo l’intervento sono quindi essenziali per monitorare il decorso post-operatorio; e non soltanto nei suoi aspetti estetici.
Perché conta anche dove viene eseguita la blefaroplastica?
Quando si sceglie dove sottoporsi a una blefaroplastica, comprensibilmente si pensa soprattutto al risultato: quanto sarà naturale, quanto cambieranno gli occhi, se resteranno cicatrici visibili.
Sono domande importanti.
Ma io suggerisco di aggiungerne un’altra: se accadesse qualcosa di imprevisto, la struttura e l’équipe sarebbero in grado di riconoscerlo e gestirlo rapidamente?
Una sala chirurgica adeguatamente attrezzata, un’équipe stabile, protocolli definiti e la possibilità di affrontare un’emergenza non sono elementi accessori.
Fanno parte della qualità dell’intervento.
Blefaroplastica e sicurezza: la differenza spesso non si vede nelle fotografie
Una fotografia prima-dopo può raccontare molto di un risultato estetico.
Non racconta, però, come è stato ottenuto.
Non mostra la valutazione preoperatoria, il controllo della pressione, l’accuratezza dell’emostasi, la preparazione dell’équipe, l’assistenza postoperatoria o la capacità di riconoscere rapidamente un ematoma retro-bulbare.
Eppure sono proprio questi aspetti invisibili a distinguere una chirurgia semplicemente ben riuscita da una chirurgia progettata secondo criteri elevati di sicurezza.
Per chi desidera un risultato bello e naturale, questo non è un dettaglio secondario.
È parte del risultato.
Una blefaroplastica non deve fare paura. Deve essere presa sul serio
L’ematoma retro-bulbare e le complicanze gravi sono estremamente rare e la blefaroplastica, quando correttamente indicata ed eseguita, è un intervento consolidato.
Ma “intervento sicuro” e “intervento banale” non sono sinonimi.
Anzi, spesso è proprio la percezione di semplicità a far abbassare l’attenzione nella scelta del chirurgo e della struttura.
Se desideriamo intervenire sugli occhi, la domanda non dovrebbe essere soltanto chi può eseguire una blefaroplastica.
Dovrebbe essere chi conosce davvero, in profondità, la chirurgia di questa regione.
Conclusioni: cosa ci insegna davvero l’ematoma retro-bulbare
L’ematoma retro-bulbare è raro. Molto raro.
Eppure vale la pena conoscerlo perché permette di capire un principio fondamentale: la qualità di una blefaroplastica non si misura soltanto dal risultato che vedremo allo specchio.
Si misura anche da tutto ciò che è stato fatto perché quel risultato fosse ottenuto nelle migliori condizioni di sicurezza possibili.
Per questo, alla Clinica del Viso, considero la blefaroplastica una vera chirurgia specialistica dell’area perioculare, non un semplice intervento per “togliere un po’ di pelle”.
La differenza può sembrare sottile quando si guarda una brochure.
Dal punto di vista medico, non lo è affatto.
Se stai pensando alla blefaroplastica
Durante una prima visita alla Clinica del Viso, non parlo solo di borse, palpebre cadenti e risultato estetico.
Occorre infatti valutare anatomia e funzione dell’occhio, condizioni generali, eventuali fattori di rischio e quale tecnica permetta di ottenere il risultato desiderato senza chiedere ai tessuti più di quanto sia ragionevole chiedere.
E si deve parlare anche di sicurezza.
Non per aggiungere una preoccupazione alla decisione, ma per eliminarne una molto più importante: quella di scegliere senza avere tutti gli elementi per farlo.
Blefaroplastica alla Clinica del Viso
La Clinica del Viso di Milano è la prima clinica a Milano specializzata esclusivamente nella chirurgia estetica del viso e, in particolare, degli occhi.
Ecco cosa ci caratterizza:
1. Approccio super-specialistico
La Clinica del Viso è dedicata esclusivamente alla chirurgia del viso e degli occhi, ambito in cui ha la massima competenza ed esperienza specifica.
Il Dr. Christophe Buratto è un chirurgo plastico che può vantare una conoscenza ed un’esperienza specifica unica nel campo . Infatti, oltre a lunghi anni di studi specialistici e ad un aggiornamento continuo, può vantare:
- Una casistica specifica molto ampia, nella chirurgia del viso e degli occhi
- Una lunga esperienza presso CAMO, la clinica oculistica per eccellenza di Milano, dove ha maturato un’esperienza di chirurgia oculare che va ben oltre l’estetica e che gli ha consentito di sviluppare una conoscenza completa dell’area oculare
Questo garantisce i migliori risultati possibili su sguardo e viso.

2. Focus sull’armonia del viso
Per noi l’armonia, l’equilibrio e la valorizzazione delle peculiarità e dell’espressività di ogni persona – e non l’esagerazione e gli standard stereotipati – sono i cardini della bellezza; una bellezza vera, autentica, naturale. Il viso deve sembrare più riposato, disteso e luminoso; non “rifatto”.
Questa filosofia guida ogni nostro intervento, ogni gesto chirurgico e – insieme ad una valutazione pre-operatoria accuratissima, ad un dialogo aperto ed empatico e ad una progettazione attenta e personalizzata – ci consente di garantire al paziente risultati armoniosi e naturali.
3. Centralità della sicurezza
Investiamo molto tempo e risorse sulla sicurezza del paziente:
- Uno staff altamente qualificato e consolidato (collaboriamo da anni con anestesisti e assistenti di strutture di riferimento sul territorio) garantisce affiatamento e massima coordinazione; questo ci permette di operare nelle migliori condizioni e di gestire anche le situazioni più complesse e le complicanze, con protocolli consolidati e condivisi.
- Le sale operatorie interne – oltre ad essere certificate e igienizzate con rigorosissimi protocolli di sepsi – sono state costruite specificamente per la chirurgia del viso, così come i macchinari (regolarmente revisionati), permettendo la massima precisione.
- Il follow up post-operatorio è strutturato e accurato, con monitoraggio post-operatorio h24 e controlli frequenti
Tutto ciò garantisce la massima sicurezza e tranquillità al paziente.

Sala operatoria Clinica del Viso
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